Cosa sono le colture miglioratrici
Fave (Vicia faba L.) e piselli (Pisum sativum L.) appartengono alla famiglia delle Fabaceae e condividono una caratteristica agronomica fondamentale: la capacità di fissare l’azoto atmosferico nel suolo attraverso la simbiosi con batteri del genere Rhizobium (fino a 300 kg/ha dopo l’interramento della biomassa residua post-raccolta).
Questo le rende “colture miglioratrici”, capaci non solo di produrre un raccolto, ma anche di lasciare il terreno più fertile di come lo hanno trovato.
Nel Sud Italia, dove la cerealicoltura è dominante, inserire fave o piselli in rotazione con il frumento è una scelta agronomica utile per spezzare il ciclo dei patogeni, apportare azoto al suolo e ridurre la necessità di concimazione azotata nella stagione successiva, abbattendo i costi di produzione.
La fertilità oltre a dipendere dalla disponibilità di nutrienti, è il risultato dell'interazione anche di caratteristiche fisiche e biologiche del suolo.
Conoscere queste componenti è quindi fondamentale per scegliere le colture e le pratiche agronomiche più adatte.
Ne abbiamo parlato nell'approfondimento dedicato alla Geodiversità.
Quando e come seminare fave e piselli
Nel meridione, gli inverni miti permettono di fare la semina precoce nel periodo autunnale: da ottobre a novembre inoltrato.
In zone con inverni più rigidi, la semina può essere posticipata all’inizio della primavera (marzo) per evitare gelate che possano compromettere l’emergenza.
Il tempo di germinazione è di 10–15 giorni in condizioni ottimali di temperatura e umidità.
Per entrambe le colture, il semenzaio non è necessario, si semina direttamente in campo.
| Profondità di semina | 3–5 cm |
|---|---|
| Distanza sulla fila | 15–20 cm |
| Distanza tra le file | 70–80 cm |
| Semenzaio | Non necessario |
| Profondità di semina | 2–3 cm |
|---|---|
| Distanza sulla fila | ~20 cm |
| Distanza tra le file | 60–90 cm |
| Semenzaio | Non necessario |
I vantaggi della semina autunnale
Le piogge autunnali garantiscono una buona umidità del suolo, coprono i fabbisogni irrigui nelle prime settimane dopo la semina. Riducendo così i costi dell’irrigazione.
Nei mesi invernali, le piante si sviluppano gradualmente e arrivano alla primavera già robuste, pronte a produrre appena le temperature si alzano.
In questo modo la raccolta è anticipata rispetto alle coltivazioni primaverili.
Inoltre, in autunno e inverno, il rischio di attacchi di afidi (principale avversità di fave e piselli) è notevolmente minore, con conseguente ridotta necessità di trattamenti insetticidi.
Cure invernali per fave e piselli: cosa fare (e cosa non dimenticare)

Concimazione: poco, ma nel momento giusto
Fave e piselli richiedono poca concimazione. Prima della semina basta un apporto moderato di fosforo e potassio, calibrato sull'analisi del suolo, più una piccola dose di azoto per l'avvio.
Per il resto del ciclo l'azoto lo forniscono i batteri simbionti.

Protezione dalle gelate
Nelle settimane successive alla semina, nei periodi di freddo più intenso, coprire le file con tessuto non tessuto (TNT) offre protezione dal freddo e dagli attacchi di uccelli e piccoli roditori, senza compromettere la traspirazione delle piante.

Controllo infestanti
In inverno la crescita di erbe spontanee competitive è più lenta, ma monitorarle periodicamente riduce il lavoro in primavera.
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FAQ su fave e piselli
Quando si seminano fave e piselli?
Nel Sud Italia, possono essere seminati in autunno, da ottobre a novembre. Nelle zone con inverni più rigidi, si può posticipare la semina a marzo per ridurre il rischio di danni da gelo.
A che profondità si seminano i piselli?
Vengono generalmente seminati a una profondità di circa 3–5 cm, variabile in funzione della tipologia di terreno, dell’umidità e delle condizioni climatiche.
Perché conviene seminare fave e piselli in autunno?
La semina autunnale permette di sfruttare l’umidità delle piogge, riducendo il fabbisogno irriguo nelle prime fasi di sviluppo. Inoltre, le piante hanno più tempo per svilupparsi durante l’inverno e arrivano alla primavera già strutturate, favorendo una raccolta più precoce.
Quanto azoto lasciano fave e piselli nel terreno?
In condizioni favorevoli, dopo l’interramento della biomassa residua, fave e piselli possono contribuire al bilancio azotato fino a 300 kg di azoto per ettaro.
Fave e piselli resistono al freddo?
Sono colture relativamente resistenti alle basse temperature, ma la tolleranza al freddo varia in funzione della specie, della varietà e dello stadio di sviluppo.
Fave e piselli possono essere inseriti nella rotazione con il frumento?
Sì, l‘alternanza tra leguminose e cereali è ottima per diversificare la rotazione, interrompere i cicli di alcuni patogeni e migliorare la gestione della fertilità del suolo.
Serve concimare le fave e i piselli?
La fertilizzazione dovrebbe essere definita in base alle caratteristiche del terreno e prevedere, quando necessario, apporti di fosforo e potassio e quantità contenute di azoto nelle prime fasi del ciclo.